Il bicchiere tutto pieno

È un peccato ammetterlo, ma agli occhi del mondo noi italiani stiamo facendo proprio la figura dei cretini.

Questo perché abbiamo eletto e continuiamo ad osannare una maggioranza che si sta rivelando imbarazzante e colpevolmente incompetente su troppi temi cruciali per il Paese. In effetti, sta prendendo corpo quello che anche un bambino avrebbe potuto facilmente prevedere: mettendo a governare il paese gente senza esperienza, senza conoscenze comprovate, senza le dovute competenze e organizzativamente senza struttura, producendo alla fine un totale scatafascio. Si fanno manovre non sostenibili, sale lo spread, si demonizzano finanche i tecnici del ministero, si nascondono dietro populismi leggi xenofobe e razziste, ma soprattutto c’è la netta sensazione che il peggio debba ancora venire, con venti interni alla maggioranza che argomentano di leggi al limite del patriarcato, incapacità nel fronteggiare eventi critici come quello di Genova, e tutto ciò che di peggio ci si può immaginare (riforme di lavoro, istruzione, salute, pensioni, etc.).

Detto questo, già sento le voci: “Perché invece quelli prima che hanno fatto?! Hanno svenduto il nostro Paese, lo hanno messo in ginocchio, hanno incrementato il debito pubblico e, peraltro, rubato e fatto leggi ad personam!”. Tutto vero, tutto giusto, ma che bisogno c’era di continuare su questa strada o, peggio, di affidarsi ad una completa incognita solamente sulla base del “sono gente normale, quindi almeno non ruberanno”?

I danni fatti in questi mesi dal Governo del Cambiamento dimostrano che la componente relativa agli interessi di parte è sempre stata solo un palliativo propagandistico, al pari degli stipendi troppo alti dei politici o dei loro affari privati tristemente divenuti pubblici. La priorità è avere dei politici capaci, pagarli bene così che non cadano nella tentazione di “rubare” o di far favoritismi poiché non ne hanno bisogno, e far sì che questi possano fare scelte lungimiranti che migliorino l’oggi ma, soprattutto, riescano a migliorare e di molto il domani, poiché i cambiamenti veri si fanno non sul breve ma sul medio-lungo periodo.

Nell’immediato, invece, operano i mestieranti della politica, quelli che sanno che c’è bisogno di far faville subito per accrescere il più possibile il proprio consenso e salvaguardare la propria poltrona nelle successive legislature. Poi di quelli che saranno gli effetti degli errori dell’oggi qualcuno se ne occuperà, poi qualcuno che diventi vittima sacrificale pur ci sarà e magari non avrà nemmeno la forza di farsi sentire, poi qualcuno che paghi i milioni sottratti oggi pur lo si troverà, o magari andrà tutto in prescrizione e tutto magicamente sarà risolto e dimenticato.

Pensavamo in un cambiamento, ma l’unico realmente concretizzatosi è che l’italiano medio è arrivato al potere, quello del “poi si vedrà”, quello che si occupa dei problemi solo a tragedia avvenuta, quello che non riesce che a vivere in un eterno presente per paura del futuro, forzandosi a guardare il bicchiere sempre mezzo pieno o addirittura convincendosi che l’altra metà non possa essere fisicamente riempita così dal rassegnarsi alla propria mediocrità e vivere in pace con se stesso.

Il reddito di cittadinanza (così fatto) è una sconfitta. Il decreto sicurezza è una sconfitta. Lo sforamento del 2,4% è una sconfitta. Che in passato gli altri siano stati peggio non c’è dubbio, ma quelli che anzitutto hanno l’obbligo di diventare migliori, nel modo di essere e di pensare, siamo noi italiani, noi popolo, smettendola di farci prendere in giro da chi ci governa e, soprattutto, di crogiolarci nei luoghi comuni che da anni ci classificano. Noi siamo molto altro, siamo molto meglio, dobbiamo solo recuperare la voglia di esserlo, e farlo con la massima urgenza.

 

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