Spia e lascia spiare

 

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La notizia relativa alle azioni di Cambridge Analytica ha sollevato un’indignazione tale nella popolazione mondiale da diventare un trending topic sui media di tutto il mondo.

Nessuno, infatti, poteva minimamente immaginare che qualcuno utilizzasse per i propri fini tutta quella massa enorme di informazioni personali, foto, gusti, spostamenti e quant’altro. Davvero incredibile. E poi senza nemmeno avvisare – o forse c’era scritto in quei famosi Terms and Conditions, scritti però così prolissamente ed in piccolo che giustamente non vale mai la pena di sforzarsi per leggere…

L’ingenuità della “massa”, qualsiasi sia la sua nazionalità, è sempre disarmante. A tal punto che, una volta appurata, si inizia poi a pensare a tutte le sue possibili derive, già palesatesi o possibili nel prossimo futuro, con il costante rischio che qualcosa accada senza che gli interessati se ne rendano nemmeno conto. L’escalation dei movimenti “antisistema” e populisti in buona parte del mondo occidentale, decisioni strategiche come la Brexit o le consultazioni elettorali in Russia e USA, tutto si sta dimostrando essere se non manipolato quantomeno condizionato da analisti simili a quelli sopra citati, che studiando i comportamenti degli utenti sui social, riescono a fornire consigli preziosi su come “correggere il tiro” alle parti in gioco per ottenere il maggior numero di consensi. Come in tanti hanno riportato una volta esploso il caso, tutto nasce da un algoritmo sviluppato dal prof. Michal Kosinski, studiato per prevedere ed anticipare le risposte degli individui. A suo avviso con 70 “Mi piace” su Facebook si possono già sapere più cose sulla personalità di un soggetto rispetto ai suoi stessi amici, ne bastano 150 per saperne di più dei suoi genitori e con 300 si superano le conoscenze del suo partner. Addirittura, analizzando una quantità ancora maggiore di “Mi piace” è possibile conoscere più cose sulla personalità di un soggetto rispetto a quante ne conosca egli stesso.

Sono queste informazioni che fanno rabbrividire, ma forse lo fa più il fatto che, invece, tutti pensano che i propri profili siano “privati” o che magari aumentando con qualche spunta la protezione della loro privacy possano evitare di essere controllati. In questo modo gli unici controlli che si riescono ad evitare sono quelli di qualche proto-stalker che invade i nostri spazi online per cercare attenzione, non certo quelli delle grandi aziende che su questi dati basano le proprie campagne di produzione, gli acquisti e le strategie di marketing.

Nelle ultime settimane, manco a dirlo, la stessa massa pronta a meravigliarsi della scoperta dell’essere una sorta di cavia, ha trovato anche subito la soluzione: eliminare il proprio profilo FB. Il mondo virtuale di Zuckerberg ha visto infatti in pochi giorni una riduzione del 7% della sua popolazione. Tuttavia, piuttosto che trattarsi di un vero e proprio suicidio virtuale, atto a raggiungere un aldilà che poi sarebbe quella vita vera che perdiamo di vista troppo spesso, si è trattato fondamentalmente di un esodo, con tutti questi internauti ora alla ricerca di un nuovo porto sicuro in cui riversarsi. E su cui ovviamente postare tutti i propri pensieri, emozioni, simpatie, foto e video. Tanto la bolla oramai è esplosa e hanno preso tutti i cattivi, si può tranquillamente star sereni e continuare a condividere.

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