La ricetta del mito

Solo qualche settimana fa ho visto una vecchia intervista di Biagi a Indro Montanelli nel programma di Crozza. Uno scambio di battute in cui, tra una cosa e l’altra, Montanelli raccontava con gli occhi pieni di ricordi della moglie di dodici anni da lui acquistata in Africa, che defineva “un bell’animalino” con cui soddisfare i propri bisogni.

A parte la gravità di quelle parole pronunciate con una sconcertante leggerezza, una riflessione più profonda rispetto a quest’episodio mi è scaturita solo diversi giorni dopo, ascoltando un altrettanto abbacinante Scalfari dire a Floris di preferire Berlusconi nel caso si trovasse nella condizione di un aut aut tra il Caimano ed il pentastellato Di Maio. Anche in questo caso, come nel primo episodio, la rete si è inevitabilmente scagliata con tutta la sua forza virulenta contro il fondatore di Repubblica, con il risultato di iniziare pian piano a scalfire in ambo i casi l’intoccabilità di due mostri sacri del giornalismo italiano, capaci con quanto accaduto solamente di rivelare tutta la loro umanità di persone che, purtroppo, possono sbagliare e/o commettere brutte gaffe come facciamo noi tutti più o meno spesso.

montanelli

L’accaduto, però, può anche indurci a riflettere su un altro punto: quanto sarebbe stato diverso il mondo se i social, il web e tutto quanto a questi connesso fosse sempre esistito, o almeno esistesse dagli inizi del Novecento? Pensate a come sarebbe stata diversa la percezione di fatti e personaggi storici, di miti divenuti leggende, se fossero stati ritratti nella loro quotidianità e quindi “spogliati” di quel fascino che inevitabilmente ha influito a renderli immortali, nel bene e nel male.

Immaginate un De Gasperi spiaggiato su qualche litorale, ad un giovane Agnelli a far bisbocce con gli amici, a Che Guevara col pigiamone o a Kennedy spettinato e mezzo sbronzo. Riuscite a figurarveli? Credo proprio di no. Poteva succedere? Ovviamente sì, e questo perché la rete umanizza, dissacra, ed anche chi è speciale per tutti diventa normale per qualcuno. Ed il problema è che quel qualcuno poi lo dice a tutti ed il cerchio si chiude.

La vera domanda, quindi, potrebbe essere: come si diventa miti oggi? È ancora possibile o si può solo diventare famosi? Una risposta universale forse non esiste, poiché ogni contesto ha i suoi canoni di giudizio e le sue “controindicazioni” per raggiungere una celebrità evergreen. C’è però, forse, una ricetta che può essere valida per tutti, e che forse ancora in molti non hanno scoperto: se Internet si è rivelato il modo più semplice ed immediato per accrescere il proprio seguito e per promuovere la propria arte e la propria “unicità”, la più grande mossa per entrare nel mito potrebbe essere proprio “rompere la rete”, uscire dalla logica di like e repost, per vivere, semplicemente, la propria vita dando il massimo e raggiungendo vette sempre più alte. A quel punto, e solo a quel punto, saranno in tanti a cercarvi nel bosco dell’anonimato offline, e se dovessero trovarvi, con lo sguardo colmo di ammirazione, potrebbero purtroppo iniziare a chiedere a loro stessi se non hanno sbagliato tutto, condividendosi con il mondo senza filtri quando bastava, alla fine, starsene per cavoli suoi facendo cose fantastiche.

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