La risata che non c’è

I primi mesi dell’anno sono sempre caratterizzati da bilanci su quanto fatto e programmazione per i mesi a venire, con tale prassi che ovviamente non risparmia il settore cinema. È questo il tempo in cui le case di produzione ed i distributori mostrano il loro nuovo catalogo agli esercenti (in primis i gestori di sale cinematografiche), per caldeggiarne l’acquisto dei propri titoli. C’è poca luce su questo fenomeno, ma tale passaggio è fondamentale affinché ciascun film arrivi all’utente finale, lo spettatore, in modo che possa soddisfare a pieno i suoi gusti ed “alimentare” tutto il sistema. Il 2016 certamente è stato positivo per il cinema italiano, con pellicole che hanno saputo conquistare l’opinione pubblica e portare tanta gente davanti al grande schermo. Il riferimento è sicuramente Zalone, ma anche “Perfetti sconosciuti” ed alcuni altri hanno retto il confronto con le pellicole straniere, che hanno sfoderato l’ultimo “Star Wars”, il nuovo 007 ed un Di Caprio finalmente da Oscar. Più nel dettaglio, ciò che viene ancora premiata è la commedia, magari non più all’italiana nel senso puro del termine, ma realizzata italianizzando vari approcci presi in prestito da altre tradizioni, da quella francese – per il film di Genovese, o andando indietro nel tempo i due “Benvenuti” con Bisio e Siani – a quella demenziale americana – per tutti i cinepanettoni, in stile American Pie e seguenti.

 

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Ciò detto una domanda: va bene i numeri del botteghino, gli incassi ed i premi ricevuti in Italia ed all’estero dalla critica, ma le risate dove stanno? Sempre mettendo da parte il fenomeno Luca Medici che con i suoi film sta letteralmente inventando un nuovo modo di far ridere, guardando al mondo globalmente considerato ed alle sue contraddizioni, la maggior parte delle produzioni che afferiscono al genere commedia non regalano che qualche amara risata, e speso affrontano più situazioni critiche e problematiche moderne, che non argomentazioni in grado di suscitare sana ilarità. Questa è stata lasciata ai cinepanettoni e a tutti i prodotti comicamente validi (?) provenienti dal piccolo schermo, dalla banda di Colorado ai Soliti idioti, passando per alcuni standupper di Made in Sud, Zelig o “Quelli che…”. Il risultato? Già guardando i numeri degli incassi si può intuire qualcosa, con solo i “Natale a” capaci di tenere botta. Il perché è presto detto: il cinema è un’altra cosa, ed almeno per il nostro paese l’approccio nei confronti dei tanti provenienti dalla televisione non dovrebbe differire da quanto accade negli USA a chi, invece, tenta di sbarcare a Broadway provenendo dallo star system hollywoodiano – abilmente raccontato in “Birdman” da Iñárritu. Ovvero molta diffidenza, poca tolleranza, valanga di critiche e spazio limitato. Magari gli americani sono – come sempre – esagerati, ma ciò non potrebbe che avere effetti positivi sulla qualità del nostro cinema, oltre che pretendere a chi fa “il grande salto” di prepararsi davvero al riguardo, pensando a cosa potrà andar bene al pubblico (che nel caso della commedia significa divertire), magari staccandosi dalle storie e dai personaggi che ne hanno sancito successo e notorietà nel piccolo schermo o sul web.

Alcuni nomi che caratterizzeranno il genere commedia per la prossima stagione cinematografica – citando chi almeno sulla carta è chiamato a far ridere – saranno: The Jackal, Pio&Amedeo, Nuzzo e Di Biase, un’altra produzione della Colorado Film, il secondo di Maccio Capatonda ed il ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo che interpretano i vecchietti. Dispiace dirlo, ma guardando in questi giorni le anteprime di quanto vedremo c’è ben poco di interessante e/o innovativo. Sembra assurdo come si possa pensare di continuare a ripetere, ancora ed ancora, situation comedy, personaggi e gag viste tante e forse troppe volte. Prima questa formula poteva anche funzionare per fenomeni comici semisconosciuti, cui il cinema avrebbe dato modo di arrivare al grande pubblico. Negli ultimi anni, tuttavia, questo ruolo è stato assolto dal proliferare di programmi pronti a scovare nuovi comici – tanto che hanno avuto pure l’idea (malaugurata) di farne una sorta di talent show (leggi “Eccezionale Veramente” su La7).

Quindi cosa fare? La risposta è tecnicamente semplice e credo la conoscano bene anche registi e produttori: innovare, azzardare, cercare nuove forme di comicità ancora inesplorate, che non significa andare necessariamente troppo lontano nel tempo e nello spazio, ma magari guardare a ciò che abbiamo vicino ed intorno a noi con occhi diversi e con uno sguardo finalmente unico. Per questo 2017 sapranno farlo Ficarra e Picone con “L’ora legale” (da non perdere), e solo pochi altri. Anche perché nel 2017 arriverà ancora una volta il ciclone Zalone, che è facile presumere alzerà ulteriormente l’asticella, qualitativamente ed economicamente dopo i più di 65 milioni incassati con “Quo vado?”.

Che con tali alti e bassi possa finalmente essere un anno di rinascita e selezione? Quasi impossibile, anche perché ciò significherebbe un forte senso di autocritica della gran parte degli insiders della settima arte, troppo spesso invece ossessionati dai numeri, e poco inclini a “rischiare” premiando la qualità.

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